Inaugurato lo scorso 22 settembre, 23 anni dopo l’apertura della piramide progettata da Ieoh Ming Pei, il Nuovo Dipartimento delle Arti dell’Islam del Louvre, firmato dall’italiano Mario Bellini e dal francese Rudy Ricciotti, è la seconda ed ultima architettura contemporanea ospitata all’interno del Museo parigino.
Le 18 mila opere realizzate tra il VII e il XIX secolo di proprietà del museo trovano finalmente la giusta collocazione all’interno dei 6.800 metri quadrati dell’architettura sospesa, che come una nuvola galleggia nella settecentesca Court Visconti.
“Non ci ha ispirato nessun riferimento folkloristico, ma solo una scelta strategica: sarebbe stato molto più facile generare un nuovo spazio coprendo la Corte Visconti con una classica vetrata, ma ciò avrebbe esposto l’arte dell’Islam a un’imbarazzante promiscuità con i caratteri settecenteschi della reggia dei re di Francia. Mentre costruirvi nel mezzo un nuovo piccolo edificio pluripiano avrebbe significato disperdere l’intera collezione su più livelli. La soluzione è stata invece un foulard che ondeggia come sospeso nel vuoto sin quasi a toccare in un punto il pavimento, senza ingombrarlo totalmente, né contaminarne le facciate storiche” spiega Mario Bellini, autore con Renaud Pierard anche dell’allestimento museale.
“Un gesto, delicato, che esaltasse questa collezione, tenendola sospesa in un dialogo di semitrasparenze e di luce – ma senza incongrue interferenze – con la settecentesca Corte Visconti, le sue facciate e il cielo di Parigi […]. Alla geometria della copertura, flessuosa e quasi tessile, risponde la continuità dello spazio interno, popolato da grandi vetrine-teche interamente in cristallo, liberamente disposte come pesci in un acquario. Ancora il vetro è chiamato a sigillare verticalmente – in posizione arretrata rispetto al suo perimetro esterno – l’intera copertura con il pavimento della corte. Qui la sfida, vinta, è stata di farlo in modo totalmente invisibile. Sotto il grande mantello della copertura, lo spazio è stato mantenuto unitario con un percorso sempre fluido e dinamico. Alcuni “squarci”, praticati al piano della corte aprono anche per il livello sottostante la vista della copertura e la percezione della luce naturale, generando un coinvolgente senso di integrità dell’intero spazio museale”.
Images courtesy of Musée du Louvre